Livelli di serotonina e disturbo ossessivo-compulsivo: in che modo gli SSRI possono ridurre la “persistenza delle convinzioni”

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Se vi è mai capitato di avere un pensiero che continuava a tornarvi in mente anche se sapevate che non aveva alcun senso, avete sperimentato una forma di persistenza mentale. Nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), questa persistenza mentale diventa più intensa e strutturata: i pensieri ossessivi si ripetono e la mente continua a trattarli come se fossero osservazioni valide. Sempre più spesso, i ricercatori cercano di spiegare il DOC non solo come un insieme di sintomi, ma anche come differenze nell’apprendimento e nell’aggiornamento cognitivo. Un recente studio incentrato sul concetto di «persistenza delle convinzioni» ha cercato di determinare se la serotonina — la cui azione è potenziata dall’SSRI escitalopram — potesse ridurrela tendenza ad aggrapparsi a convinzioni obsolete, anche quando queste non sono più utili né valide. I risultati suggeriscono un legame tra la biologia della serotonina e il tipo di inflessibilità cognitiva che potrebbe contribuire agli schemi ossessivo-compulsivi.

Spiegazione della «rigidità delle convinzioni»

Livelli di serotonina e disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), DOC legato al lavarsi le maniIl concetto di «rigidità delle convinzioni» si riferisce alla riluttanza della mente ad abbandonare una convinzione o un modello interno preesistente quando nuove informazioni lo contraddicono. In altre parole, si tratta di una misura del grado di persistenza di un’interpretazione o di una convinzione obsoleta. Una forte rigidità delle convinzioni non è solo un tratto della personalità, come la testardaggine; ma può essere formalizzata sotto forma di una grandezza specifica modellabile tramite simulazioni matematiche o informatiche. L’essenziale è che rifletta la tendenza ad aggrapparsi a una vecchia spiegazione piuttosto che aggiornare i propri pensieri o modelli interni per adattarli alla nuova situazione.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è spesso descritto clinicamente come un disturbo caratterizzato da ossessioni persistenti e dal tentativo, motivato da compulsioni, di neutralizzare l’incertezza o la minaccia. Numerose teorie sul TOC — in particolare quelle computazionali e cognitive — suggeriscono che questo disturbo comporti un aggiornamento atipico. È possibile che la mente non rivaluti correttamente le convinzioni quando le prove dovrebbero portare alla consapevolezza che la minaccia o la situazione iniziale all’origine di tali convinzioni non è più presente. Il concetto di rigidità delle convinzioni offre un modo concreto per affrontare questa possibilità.

L’approccio serotoninergico: perché la serotonina?

La serotonina è un neurotrasmettitore che svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore,dell’ansia e del comportamento. Uno dei motivi principali per cui i ricercatori si sono interessati alla serotonina è che gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)— farmaci che aumentano la segnalazione della serotonina — sono tra i trattamenti più efficaci contro il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) Tuttavia, non si sa ancora esattamente in che modo gli SSRI producano i loro effetti benefici. Probabilmente non si tratta solo di ridurre la paura o l’ansia:la serotonina può ancheinfluenzare i processi cognitivi, quali:

  • la flessibilità cognitiva(adattare le proprie strategie quando le informazioni cambiano)
  • gli errori di previsione(il grado di delusione del cervelloquando i risultati non corrispondonoalle aspettative)
  • l’apprendimentoa partire da informazioni nuove o mutevoli

Questo studio analizza specificamente la serotonina come modulatore dell’aggiornamento delle convinzioni. In altre parole, considera la serotonina non solo come un neurotrasmettitore emotivo , ma anche come un elemento in grado di influenzare il processo computazionale utilizzato dal cervello per rivedere il proprio modello interno del mondo quando emergono nuove prove.

Il protocollo sperimentale: SSRI contro placebo e ambiente mutevole

Nell’ambito di questo studio, i ricercatori hanno valutato in che modo la serotonina potesse modificare l’aggiornamento delle convinzioni somministrando ai partecipanti escitalopram (un comune SSRI) o un placebo. Per misurare in che misura i partecipanti aggiornassero le proprie convinzioni, i ricercatori hanno utilizzato un compito informatico in cui la situazione evolveva sottilmente nel corso del tempo. I partecipanti dovevano imparare quali risposte corrispondessero a quali risultati, ma le regole non erano fisse: dipendevano da un contesto interno nascosto (chiamato “stato” attuale). Man mano che il compito passava a un nuovo stato, i partecipanti avrebbero dovuto rendersi conto che gli schemi stavano cambiando e adattare le loro scelte di conseguenza. Se non aggiornavano le loro scelte, continuavano a rispondere come se lo stato precedente fosse ancora valido.

Questo tipo di compito viene talvolta descritto come un problema di «tipo Seasons»: la corrispondenza corretta può cambiare quando il contesto sottostante varia. I dettagli esatti differiscono da uno studio all’altro, ma l’idea di base rimane la stessa. Le persone deducono lo stato attuale dai risultati che osservano, e il criterio chiave è capire se si adattano al nuovo stato quando ciò si rivela necessario.

In che modo i ricercatori hanno misurato la rigidità delle convinzioni?

I ricercatori hanno misurato la rigidità delle convinzioni utilizzando modelli computazionali, e non solo l’accuratezza (la frequenza con cui le persone sceglievano l’opzione corretta). Hanno applicato un modello matematico di apprendimento alle scelte dei partecipanti, tenendo conto di fattori legati alla rapidità con cui aggiornavano le proprie convinzioni all’emergere di nuove informazioni e alla risolutezza con cui abbandonavano un’interpretazione precedente. In questo modello, la rigidità delle convinzioni indica quando le persone si adattano troppo lentamente, mantenendo la spiegazione precedente anche dopo che le prove suggeriscono che dovrebbero cambiare rotta.
Connessioni cerebrali, connessioni cerebrali e disturbo ossessivo-compulsivoQuesto è importante perché due persone possono dimostrare la stessa precisione e scegliere l’opzione corretta, pur apprendendo in modo diverso: il modello permette di determinare se una persona si aggrappa effettivamente a convinzioni obsolete. Utilizzando questa misura, lo studio ha rivelato che l’aumento dei livelli di serotonina indotto dall’SSRI escitalopram riduceva la rigidità delle convinzioni. I partecipanti trattati con SSRI erano più inclini ad adottare lo «stato» dedotto correttamente quando le regole del compito cambiavano.

Questo risultato è importante perché stabilisce un nesso tra una variazione dei livelli di serotonina e un processo cognitivo specifico — un aggiornamento più flessibile delle convinzioni — piuttosto che limitarsi all’umore o all’ansia generale. Inoltre, è in linea con le teorie computazionali del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), secondo cui questo disturbo comporta una difficoltà nel rivalutare le proprie convinzioni quando i fatti lo richiedono, il che suggerisce un possibile meccanismo attraverso il quale gli SSRI potrebbero essere d’aiuto.

Un importante passo avanti per il disturbo ossessivo-compulsivo: i tratti legati alle ossessioni avevano la loro importanza

Sebbene ai partecipanti non fosse stata necessariamente diagnosticata una forma di TOC, i ricercatori hanno esaminato le relazioni tra la rigidità delle convinzioni e le caratteristiche legate all’ossessione. Lo studio suggerisce che le persone con tratti legati all’ossessione più marcati mostravano una maggiore rigidità nelle proprie convinzioni. Ciò significa che il concetto di persistenza cognitiva non era casualmente legato al comportamento, ma era associato a tratti teoricamente più vicini al disturbo ossessivo-compulsivo.

E soprattutto, l’effetto della serotonina sulla riduzione della rigidità delle convinzioni offre un nesso plausibile: gli SSRI potrebbero ridurre la persistenza di convinzioni obsolete che possono essere particolarmente marcate nelle persone il cui profilo psicologico è affine a quello del disturbo ossessivo-compulsivo. Ciò non significa che lo studio dimostri la causa del disturbo ossessivo-compulsivo. Tuttavia, fornisce un tassello del puzzle: la serotonina sembra influenzare una firma cognitiva che è legata, sia a livello comportamentale che computazionale, a tratti simili all’ossessione.

In che modo ciò potrebbe essere rilevante per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo?

Per comprendere l’importanza clinica di questi risultati, riflettiamo su come il disturbo ossessivo-compulsivo si manifesti spesso a livello cognitivo. Molte persone affette da disturbo ossessivo-compulsivo provano ossessioni percepite come irresistibili: pensieri o immagini intrusive generano la sensazione di dover affrontare un argomento o compiere un’azione. Anche dopo essere state rassicurate, la mente può continuare a considerare questa possibilità come una questione in sospeso. A livello comportamentale, le compulsioni apportano sollievo, ma tale sollievo cognitivo può essere temporaneo se l’aggiornamento delle convinzioni sottostanti rimane compromesso.

La «persistenza delle convinzioni» offre una metafora informatica concreta per questo circolo vizioso. Se il cervello tende ad aggrapparsi alla rappresentazione dello stato precedente — ad esempio, «qualcosa non va», «la minaccia è ancora presente», «la certezza non è stata raggiunta» —, sarà allora più difficile per le nuove prove riscrivere interamente il modello interno. In uno scenario del genere, gli SSRI potrebbero aiutare facilitando un migliore cambiamento di prospettiva quando le prove lo giustificano.

C’è anche una seconda implicazione. Molte persone pensano che gli SSRI agiscano solo indirettamente , riducendo l’ansia. Tuttavia, la rigidità cognitiva e la ridotta capacità di aggiornare le convinzioni non sono sinonimi di riduzione dell’ansia. Se gli SSRI agiscono direttamente sul meccanismo di apprendimento/inferenza, il miglioramento dei sintomi potrebbe derivare dai cambiamenti cognitivi che si verificano parallelamente ai cambiamenti dell’umore e dell’ansia.

Una visione più ampia: il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), un disturbo dell’inferenza?

I ricercatori considerano sempre più il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) come un problema legato al modo in cui il cervello aggiorna le convinzioni, e non solo a ciò che le persone pensano. In questa prospettiva, la rigidità delle convinzioni è simile a una regola di apprendimento che descrive la facilità con cui si passa a una nuova interpretazione quando le prove cambiano. Se gli SSRI riducono la rigidità delle convinzioni, la serotonina potrebbe aiutare il cervello a trovare un equilibrio tra «aggrapparsi al vecchio modello» e «adattarsi al nuovo».

Ciò potrebbe spiegare il circolo vizioso compulsivo del disturbo ossessivo-compulsivo. È possibile che il cervello continui a considerare una vecchia spiegazione più affidabile di quanto dovrebbe essere, cosicché la rassicurazione non è mai sufficiente e la mente continua a rimuginare sugli stessi dubbi. Questo studio non fornisce tutte le risposte, ma conferma l’idea secondo cui la serotonina influenzi il meccanismo di aggiornamento delle convinzioni previsto dalle teorie cognitive del disturbo ossessivo-compulsivo.

Quali saranno i prossimi passi?

Livelli di serotonina e disturbo ossessivo-compulsivo, simmetria nel disturbo ossessivo-compulsivoSe i risultati dello studio saranno confermati, si apriranno diverse piste di ricerca future. Il prossimo passo più ovvio consiste nel replicare questo lavoro su pazienti con diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo, al fine di verificare se la serotonina riduca la rigidità delle convinzioni in questa popolazione e se l’entità di tale cambiamento consenta di prevedere un miglioramento dei sintomi. I ricercatori vorranno inoltre confrontare gli effetti di una singola dose con quelli di un trattamento cronico con SSRI, al fine di determinare se il meccanismo cognitivo sottostante si rafforzi o si evolva nel tempo.

Poiché il disturbo ossessivo-compulsivo non si presenta in forma uniforme in tutte le persone, gli studi futuri potrebbero anche mirare a stabilire un nesso tra la rigidità delle convinzioni e dimensioni specifiche dei sintomi — quali lacontaminazione, la simmetria o il pregiudizio — utilizzando marcatori computazionali per distinguere i sottotipi. Infine, se l’aggiornamento delle convinzioni è effettivamente un meccanismo chiave, sarebbe logico verificare se l’associazione degli SSRI con interventi comportamentali, come l’esposizione e la prevenzione della risposta (EPR), produca effetti sinergici sull’aggiornamento delle convinzioni e ne riduca la rigidità.

Livelli di serotonina e disturbo ossessivo-compulsivo: conclusione

Il messaggio centrale di questo studio è al tempo stesso elegante e clinicamente significativo: l’aumento della serotonina indotto dall’escitalopram riduce la rigidità delle credenze — la tendenza ad aggrapparsi a modelli di realtà obsoleti anche quando l’ambiente passa a un nuovo stato. Inoltre, la rigidità delle convinzioni sembra essere collegata a tratti associati alle ossessioni, il che concorda con le teorie cognitive secondo cui il disturbo ossessivo-compulsivo comporta un’alterazione dell’aggiornamento delle convinzioni. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche — in particolare nei pazienti affetti da TOC che hanno seguito trattamenti più lunghi —, questo studio stabilisce un nesso meccanico tra i neurotrasmettitori e i processi cognitivi. Ci indirizza verso un modello terapeutico in cui gli SSRI non si limitano ad alleviare il disagio emotivo, ma possono anche modificare le regole del cervello per consentirgli di apprendere sulla base di prove in continua evoluzione.

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