La serotonina è senza dubbio più nota per il suo ruolo nell’umore, ma questo neurotrasmettitore fa molto di più che influenzare semplicemente il nostro stato d’animo. La serotonina contribuisce anche a regolare il sonno, la respirazione e l’attività muscolare, compresa quella dei muscoli che aiutano a mantenere aperte le vie aeree superiori. Ciò ha portato i ricercatori a studiare un intrigante legame tra l’apnea ostruttiva del sonno e la serotonina.
Le alterazioni nella segnalazione della serotonina potrebbero contribuire all’apnea del sonno? E, a loro volta, i ripetuti episodi di interruzione della respirazione, di carenza di ossigeno e di sonno frammentato potrebbero influire sul sistema serotoninergico? La risposta sembra più complessa del semplice affermare che l’apnea del sonno comporti «bassi livelli di serotonina». Le ricerche suggeriscono che la serotonina sia coinvolta nei meccanismi neuronali che controllano la respirazione e il funzionamento delle vie aeree superiori, ma il legame tra la serotonina e l’apnea ostruttiva del sonno (AOS) è complesso e non è ancora del tutto compreso.
Che cos’è l’apnea ostruttiva del sonno?
L’apnea ostruttiva del sonno è un disturbo del sonno comune in cui le vie aeree superiori si restringono o si ostruiscono ripetutamente durante il sonno. Quando ciò accade, la respirazione può interrompersi completamente per un certo periodo o essere notevolmente ridotta. Questi episodi possono causare una diminuzione del livello di ossigeno e un aumento del livello di anidride carbonica. Il cervello reagisce quindi aumentando brevemente lo sforzo respiratorio, il che spesso provoca un breve risveglio.
Queste interruzioni possono verificarsi più volte all’ora, a volte senza che la persona se ne accorga. Di conseguenza, una persona affetta da AOS non trattata può presentare sonnolenza diurna eccessiva, mal di testa mattutino, difficoltà di concentrazione, irritabilità e altre conseguenze legate a un disturbo cronico del sonno. Questa condizione è influenzata da molteplici fattori, tra cui l’anatomia delle vie respiratorie, il peso corporeo, l’età, la genetica e il modo in cui il cervello controlla la respirazione. La serotonina potrebbe svolgere un ruolo in questo complesso sistema.
Qual è il legame tra la serotonina e la respirazione?
La serotonina, nota anche come 5-idrossitriptamina o 5-HT, è un neurotrasmettitore che aiuta le cellule nervose a comunicare tra loro. Sebbene sia spesso associata all’umore e alla depressione, la serotonina interviene in numerose funzioni dell’intero organismo. Nel tronco cerebrale, i neuroni che producono serotonina contribuiscono alla regolazione della respirazione e alla risposta dell’organismo alle variazioni dei livelli di ossigeno e anidride carbonica. La serotonina influenza anche i muscoli che contribuiscono a mantenere aperte le vie aeree superiori.
Un muscolo particolarmente importante è il genioglosso, un muscolo principale della lingua che aiuta a impedire il collasso delle vie aeree superiori durante la respirazione. Le vie nervose serotoninergiche inviano segnali eccitatori ai neuroni motori che controllano questo muscolo e altri muscoli delle vie respiratorie superiori. In altre parole, la segnalazione della serotonina può contribuire a fornire parte dell’impulso neuronale che mantiene aperte le vie respiratorie. Ciò riveste particolare importanza durante il sonno.
Andamento dell’attività della serotonina durante il sonno
Il cervello non mantiene esattamente lo stesso livello di attività neurotrasmettitoriale durante il giorno e la notte. L’attività serotoninergica coinvolta nel controllo respiratorio diminuisce man mano che la persona passa dallo stato di veglia al sonno e diventa particolarmente bassa durante il sonno REM. Nella maggior parte delle persone, questi cambiamenti normali non causano il collasso delle vie aeree. Tuttavia, in una persona che presenta già fattori anatomici o fisiologici che rendono vulnerabili le sue vie aeree, la riduzione della stimolazione neuronale dei muscoli delle vie aeree superiori può contribuire all’ostruzione.
Ciò contribuisce a spiegare perché i ricercatori si siano interessati alla serotonina come uno dei meccanismi coinvolti nell’AOS. È tuttavia importante sottolineare che la serotonina è solo una parte dell’equazione. Anche l’anatomia delle vie respiratorie, la reattività muscolare, il controllo della respirazione, la soglia di attivazione e altri fattori neurologici e fisiologici influenzano lo sviluppo dell’apnea notturna in una persona.
L’apnea notturna comporta un basso livello di serotonina?
Non esistono prove sufficienti per affermare che l’apnea ostruttiva del sonno comporti semplicemente un basso livello di serotonina. La serotonina nel cervello è regolata da una complessa rete di neuroni, recettori e trasportatori, e i livelli di serotonina misurati nel sangue non forniscono una misura diretta dell’attività della serotonina nel cervello. I ricercatori hanno evidenziato segni di alterazioni nella segnalazione serotoninergica associate all’OSA, ma questi risultati non sono stati sufficientemente coerenti per stabilire una relazione semplice del tipo «OSA equivale a carenza di serotonina».
Una revisione pubblicata nel 2024 ha concluso che il legame tra la sindrome da stanchezza cronica (SFC) e la segnalazione serotoninergica è complesso e che rimangono aperte importanti questioni su come i diversi recettori e vie serotoninergiche contribuiscano a questa condizione. Questa distinzione è importante poiché si è tentati di interpretare sintomi quali affaticamento, calo dell’umore o mancanza di concentrazione come segni di bassi livelli di serotonina. Questi sintomi possono avere numerose cause, tra cui i disturbi del sonno e l’ipossia intermittente causati dalla stessa AOS.
La serotonina potrebbe influenzare il rischio di apnea del sonno?
Poiché la serotonina contribuisce a regolare l’attività muscolare delle vie aeree superiori e la respirazione, eventuali differenze nella segnalazione serotoninergica potrebbero potenzialmente influenzare la vulnerabilità delle vie aeree di una persona al collasso durante il sonno. I ricercatori hanno studiato diversi sottotipi di recettori della serotonina e i loro effetti sui muscoli delle vie aeree. Alcune scoperte sperimentali suggeriscono che la stimolazione di determinate vie serotoninergiche possa aumentare l’attività muscolare delle vie aeree superiori, mentre il blocco di altre vie possa rendere le vie aeree più soggette al collasso. Tuttavia, gran parte di questa ricerca proviene da studi di laboratorio e su animali, e gli effetti della manipolazione della serotonina nell’uomo sono più complessi. È inoltre interessante determinare se le differenze genetiche relative ai trasportatori e ai recettori della serotonina possano contribuire alla suscettibilità individuale ai disturbi respiratori del sonno. Queste scoperte rimangono un ambito di ricerca, piuttosto che uno strumento attualmente utilizzato per diagnosticare o prevedere l’AOS nella pratica medica corrente.
Esiste un legame tra la serotonina e la depressione?
Questo legame diventa ancora più interessante quando entra in gioco l’umore. Le persone affette da apnea ostruttiva del sonno presentano una prevalenza più elevata di depressione e altri disturbi dell’umore. Una meta-analisi di studi sull’OSA non trattata ha stimato che circa il 23% dei partecipanti soffrisse di depressione clinica, sebbene i ricercatori abbiano sottolineato che tale legame è complesso.
La serotonina può svolgere un ruolo importante poiché contribuisce alla regolazione dell’umore, nonché al controllo del sonno e della respirazione. Ciò non significa tuttavia che la depressione in una persona affetta da apnea del sonno sia necessariamente dovuta a bassi livelli di serotonina. I risvegli ripetuti, la scarsa qualità del sonno, i cali intermittenti dei livelli di ossigeno, l’affaticamento diurno e gli altri effetti dell’apnea ostruttiva del sonno non trattata possono influire sull’umore e sulle funzioni cognitive. La depressione e l’apnea notturna possono anche coesistere in modo indipendente. In altre parole, possono esserci diversi meccanismi che si sovrappongono, piuttosto che un’unica e semplice causa.
Il trattamento dell’apnea notturna può migliorare l’umore?
Esistono prove che indicano che il trattamento dell’AOS possa migliorare la qualità della vita e, in alcune persone, i sintomi depressivi. Tuttavia, i risultati non sono del tutto coerenti. Alcuni studi hanno osservato un miglioramento dei sintomi depressivi dopo un trattamento con pressione positiva continua (CPAP), la terapia standard per molte persone affette da AOS. Una meta-analisi di studi randomizzati controllati ha concluso che la CPAP può migliorare i sintomi depressivi nelle persone affette da AOS, sebbene l’entità del beneficio vari.
Altre ricerche randomizzate hanno osservato effetti più limitati. Ad esempio, un’analisi di due studi controllati con trattamento simulato non ha evidenziato differenze significative nei punteggi relativi alla depressione dopo tre mesi di trattamento con CPAP, sebbene i partecipanti che presentavano sintomi depressivi all’inizio dello studio e che avevano utilizzato la CPAP in modo regolare abbiano registrato riduzioni più significative dei propri sintomi. Ciò rafforza un’idea importante: il trattamento dell’apnea notturna può migliorare l’umore in alcune persone, ma non deve essere considerato semplicemente come un mezzo per aumentare i livelli di serotonina.
I trattamenti a base di serotonina potrebbero aiutare a curare l’apnea notturna?
Poiché la serotonina interviene nel controllo delle vie respiratorie, i ricercatori hanno studiato farmaci che agiscono sui recettori della serotonina e sulla ricaptazione della serotonina come potenziali trattamenti per l’apnea ostruttiva del sonno (AOS). L’idea è intrigante: anziché limitarsi a trattare meccanicamente le vie aeree, i farmaci potrebbero migliorare i segnali neurologici che contribuiscono a mantenerle aperte. Tuttavia, finora i farmaci serotoninergici non si sono affermati come alternative alle terapie standard per l’OSA. Gli studi hanno dato risultati contrastanti e i loro effetti sembrano dipendere dal farmaco specifico, dal recettore della serotonina coinvolto e dalle caratteristiche di ciascun paziente. Gran parte di questa ricerca rimane in fase sperimentale.
L’assunzione di serotonina da sola non costituisce un metodo pratico per trattare l’apnea notturna. La serotonina attraversa con difficoltà la barriera emato-encefalica; la sua assunzione sotto forma di integratore non rappresenterebbe quindi un modo semplice per aumentare la segnalazione della serotonina nel cervello. Allo stesso modo, gli integratori commercializzati come «stimolatori della serotonina» non devono essere considerati trattamenti per l’apnea del sonno. Per le persone affette da apnea del sonno, la priorità rimane il trattamento del disturbo respiratorio sottostante. Tra gli approcci consolidati figurano la CPAP, i dispositivi orali, la terapia posturale e il controllo del peso, quando opportuno, nonché altri trattamenti adeguati alle condizioni specifiche di ciascun paziente. Le terapie basate sulla serotonina rimangono un campo di ricerca, ma al momento non sostituiscono i trattamenti consolidati contro l’AOS.
Comprendere il legame tra l’apnea del sonno e la serotonina
Esiste un legame tra l’apnea ostruttiva del sonno e la serotonina, ma è più complesso della semplice affermazione secondo cui l’AOS causerebbe un calo dei livelli di serotonina. La serotonina contribuisce a regolare la respirazione e l’attività muscolare delle vie aeree superiori, mentre le ripetute fluttuazioni dei livelli di ossigeno e le interruzioni del sonno associate all’OSA possono influire anche sulla segnalazione serotoninergica. Poiché la serotonina influenza anche l’umore, i ricercatori stanno studiando il suo possibile legame con la depressione e altri sintomi associati all’AOS. Tuttavia, la stanchezza, la mancanza di concentrazione e il calo del morale non sono necessariamente segni di una carenza di serotonina. Per il momento, è preferibile considerare e trattare l’apnea notturna come un disturbo respiratorio, mentre il ruolo della serotonina rimane un ambito di ricerca attivo.




